Troppa fiducia in se stessi
La Troppa fiducia in se stessi è l’abitudine di sopravvalutare le proprie capacità, conoscenze o giudizi. In psicologia e in Finanza comportamentale si chiama soprattutto Eccesso di fiducia, che suona più elegante ma fa gli stessi danni, solo con un lessico migliore.
Che cos’è, senza raccontarsela
L’overconfidence non è semplicemente avere una buona autostima, quella è una cosa sana e persino rara. Qui parliamo di una distorsione: credi di essere più preciso, più informato o più lucido di quanto tu sia davvero. Tradotto dal linguaggio umano, è il momento in cui il cervello firma contratti che il talento non può onorare.
In letteratura viene trattata come un bias cognitivo, non solo come un tratto di personalità. Questo vuol dire che può colpire anche persone intelligenti, preparate e molto convincenti, cioè la specie umana nel suo habitat naturale.
Come si riconosce, prima che faccia rumore
Di solito si vede da piccoli segnali, quelli che tutti notano tranne la persona interessata, che ovviamente si sente già pronta per dirigere l’orchestra.
- Sottovalutazione dei rischi: sembra tutto facile, finché non arriva la parte difficile.
- Sopravvalutazione delle competenze: il classico "so già come si fa", detto prima di leggere la pagina due.
- Eccesso di controllo: credere che il risultato dipenda quasi solo da sé, quando il mondo ama sabotare i piani.
- Decisioni troppo rapide: velocità alta, verifica bassa, risultati discutibili.
- Conferma selettiva: si ascolta solo chi dice "hai ragione", che è sempre un gran sistema scientifico.
Perché in finanza fa più male
In economia e finanza l’eccesso di fiducia è famoso perché porta a scambi troppo frequenti, a stime troppo ottimistiche e a errori di rischio molto creativi. Uno pensa di battere il mercato, poi il mercato gli risponde con un sorriso e gli prende i soldi.
Studi classici come quelli di Barber e Odean hanno mostrato che gli investitori troppo sicuri tendono spesso a fare peggio, anche quando pensano di stare giocando da campioni. La parte più comica, se uno non è quello che perde, è che la fiducia cresce proprio dopo aver avuto mezza buona idea. Un capolavoro di autocompiacimento statistico.
Quando è utile, e quando ti sta solo prendendo in giro
Una certa fiducia in sé stessi serve, perché senza quella non inizi nemmeno. Il problema è il dosaggio, come per il sale e per le opinioni non richieste.
Può aiutare quando: - ti fa partire invece di restare fermo a guardare il muro; - sostiene la resilienza dopo un errore; - ti aiuta a esporti, proporre, negoziare.
Diventa un guaio quando: - ignori dati contrari; - confondi esperienza con infallibilità; - prendi decisioni irreversibili sulla base di una sensazione; - pensi che chiedere aiuto sia una forma di debolezza.
Io, che sono noto per iniziare troppi progetti e finire quelli divertenti, riconosco il genere di problema: la fiducia va bene, finché non si mette a scrivere assegni a nome tuo. E lì poi tocca davvero lavorare.
Riferimenti
- Banca d’Italia, "L'eccesso di fiducia (overconfidence)"
- Treccani, "Confidenza - Significato ed etimologia"
- Daniel Kahneman, "Thinking, Fast and Slow" (2011)
- Brad M. Barber, Terrance Odean, "Trading Is Hazardous to Your Wealth: The Common Stock Investment Performance of Individual Investors" (2000)
- Psychology Today, "Is It Possible to Have Too Much Self-Confidence?"