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Linguaggio

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Linguaggio è una di quelle parole italiane che sembrano innocue e poi si allargano ovunque, come un cugino che doveva fermarsi per un caffè. Nel senso più comune indica la facoltà o il sistema di comunicazione, ma può anche voler dire stile, registro o, se siete in informatica, Linguaggio di programmazione.

Il senso principale, quello che vince la gara

In italiano standard, linguaggio indica il sistema con cui comunichiamo, soprattutto quando parliamo di esseri umani, segni e significati. Non è solo la singola lingua, ma qualcosa di più ampio: la capacità di usare simboli, regole e convenzioni per farsi capire, oppure per non riuscirci con grande impegno.

Qui la parentela con Lingua è stretta, ma non identica. Lingua è l’italiano, il francese, il dialetto di casa o quello che ti rovina la pronuncia, mentre linguaggio è il quadro generale, il meccanismo, la macchina con dentro il manuale e pure le istruzioni scritte male.

Quando cambia vestito

Il bello, o il fastidio, è che linguaggio non resta mai fermo. Può indicare il modo in cui parla un gruppo, una professione o un autore, quindi il suo registro o jargon.

Per capirsi senza fare filosofia da aperitivo: - Linguaggio letterario: il modo di scrivere di un autore o di un’epoca - Linguaggio tecnico: il lessico specializzato di un settore, spesso usato per complicare cose semplici - Linguaggio colloquiale: il parlato quotidiano, quello che almeno prova a non sembrare una tesi - Linguaggio settoriale: il gergo di un mestiere, con abbondanza di sigle e poca misericordia

Secondo me, e anche secondo i dizionari più sobri di me, qui la parola si comporta bene: non inventa magie, semplicemente cambia contesto e fa finta che sia tutto naturale. Classico.

In informatica, perché non basta più parlare

Quando compare in un contesto tecnico, linguaggio diventa spesso Linguaggio di programmazione: Python, Java, C, R e compagnia che fanno sembrare la tastiera un po’ meno romantica. In questo caso il significato si avvicina a formal language, cioè un sistema di simboli e regole precise, perché l’ambiguità è carina nei romanzi, non nei bug.

In breve: - Programming language = linguaggio usato per scrivere istruzioni a un computer - Formal language = sistema rigoroso di simboli e regole, spesso matematico o logico - Natural language = lingua naturale, cioè quella che usiamo per dire “funziona” quando in realtà no

Miro, che con i codici e i progetti ci vive abbastanza da vicino, direbbe che il problema non è il linguaggio in sé, ma l’illusione che il computer capisca le sfumature. Non le capisce. Lei, se la cava già male con i prompt, figurati con l’ironia.

Parole vicine, non gemelle

Per chi ama fare ordine nel caos, e poi inevitabilmente si pente, ecco le distinzioni più utili:

  • Linguaggio: la facoltà o il sistema di comunicazione, in senso ampio
  • Lingua: un idioma concreto, come italiano o spagnolo
  • Parola: l’unità concreta usata nel parlare o nello scrivere
  • Linguaggio figurato: uso non letterale, pieno di metafore e altre piccole trappole eleganti
  • Gergo: varietà specializzata, spesso inutile fuori dal gruppo che la usa

Questa elasticità spiega perché il termine sia così frequente nei dizionari e nei discorsi seri, quelli che iniziano con grande compostezza e finiscono con qualcuno che dice “comunque, dipende dal contesto”. E sì, dipende davvero dal contesto, che è il modo educato per dire che l’italiano non ama mai essere ridotto a una definizione sola.

Riferimenti

  1. Treccani, voce «linguaggio»
  2. De Mauro, Dizionario di italiano, voce «linguaggio»
  3. Corriere Dizionari, voce «linguaggio»
  4. Cambridge Dictionary, Italian-English, voce «linguaggio»